Libro: "La mediazione civile e commerciale. Guida pratica al corso di mediatore professionista. Piero Iafrate, Franco Rimicci, Alberto Bazzurri"

26.01.2014 12:43

Prefazione a cura dell’ On. Prof. Vincenzo Scotti

Questo libro di Piero Iafrate, Franco Rimicci e Alberto Bazzurri, sul tema della mediazione civile e commerciale, ha una particolare importanza in questo momento perché si sofferma, con un’analisi pertinente, su un aspetto del come affrontare e risolvere le conflittualità che continuamente sorgono tra i cittadini del nostro Paese. Si è molto discusso in Parlamento e nel Paese, nel corso di questi anni, sulla introduzione nel nostro ordinamento di forme di mediazione nei "conflitti" civili e commerciali.

Infatti nei veloci e radicali cambiamenti, che “sconvolgono” profondamente le nostre società in questo periodo storico, la mediazione viene indicata come un dato centrale, anche per l’evoluzione stessa del processo democratico. Ci dobbiamo domandare, infatti:  è possibile delegare ogni risoluzione di contenzioso all’autorità giudiziaria?

Ci troviamo di fronte a due ordini di problemi: uno di carattere culturale e l’altro di carattere più operativo.

Se è vero che la società italiana è meno abituata alla mediazione rispetto alle società anglosassoni, è altrettanto vero che urge – nei diversi campi della convivenza – recuperare una sorta di abitudine al confronto e al dialogo che sembra perduta.

Paradossalmente, nell’epoca dell’interrelazione globale e della società digitale, paiono accentuarsi l’antagonismo, l’esasperata competizione, l’incapacità di confrontare le reciproche posizioni “cammino facendo”, la mancata volontà di fidarsi dell’altro. Tutto questo rende “precaria” la nostra vita, appesantendola, e chiamandoci continuamente ad aspettare “giudizi” di terzi. La mediazione si colloca proprio nella possibilità di affrontare i problemi mano a mano, non eliminando i conflitti ma cercando di moderarli, di aprire reciproci spazi di comprensione finalizzati alla soluzione.

L’atteggiamento di mediazione vale per ogni nostra attività. Le controversie, infatti, caratterizzano il complesso dell’esistenza umana e tante sono le occasioni nelle quali possiamo renderci cittadini responsabili, ripensando la mediazione come un qualcosa che fa parte di noi e che dobbiamo mettere in campo nelle situazioni di disaccordo.

Mediazione, infatti, è una parola positiva, è la capacità della persona di difendere il proprio interesse in maniera intelligente e non sempre e soltanto conflittuale (dunque calmando la conflittualità e non accentuandola ulteriormente); quando mediamo, in sostanza, facciamo meglio i nostri interessi.

Il lavoro culturale da svolgere è di ridare senso alla parola “mediazione”. Oggi essa è intesa sostanzialmente come compromesso, dunque come un’attività negativa, che porta inevitabilmente a far “vincere” qualcuno su qualcun altro. In questo caso il “vincitore” è definito da un “giudizio terzo”, senza che si sia messo in moto un meccanismo preliminare che è quello della cittadinanza responsabile, della consapevolezza che la mediazione rappresenta spazi di risoluzione sempre possibili nel corso normale della convivenza.

Se guardiamo il problema dal punto di vista operativo, del funzionamento della democrazia italiana, ci rendiamo conto di quanto il tema della mediazione acquisti ulteriore significato ed importanza. Credo che la crisi della democrazia risieda anche, fra i tanti fattori che la determinano, nella conclamata incapacità di essere “motivo” di convivenza fra “differenti umani”. Oggi la democrazia appare più come una  sovrastruttura burocratica che cerca di “determinare” l’evoluzione della vita in essa.

Se i cambiamenti appartengono alla natura stessa della democrazia, è nella convivenza in quanto tale che vanno ricercate – primariamente – le possibili soluzioni ai problemi.  Dobbiamo ritornare a rafforzare i “corpi intermedi” che abbiamo sacrificato sull’altare della sovrastruttura burocratica, non cadendo nell’equivoco della “società civile” ma rendendo la democrazia un luogo nel quale, anziché l’esasperazione delle conflittualità, maturi la capacità di affrontarle e di risolverle senza dover necessariamente ricorrere all’autorità costituita.

Tutto il dibattito intorno alla giustizia, io credo, gira intorno alla enorme quantità di cause che impegnano i tribunali. Quante di esse, infatti, potrebbero trovare soluzione attraverso la mediazione ? Per quante di esse, infatti, si potrebbe agire in via preliminare, se soltanto ritrovassimo la capacità di dialogo e di partecipazione alla “normalità democratica”?

Per tutte queste ragioni, e per molte altre che non ho la possibilità di sviluppare qui, questo libro ha un valore altamente positivo ed anche utile.  Si tratta di un testo agile e al tempo stesso ricco sia per chi voglia capire meglio il contesto nel quale si colloca la mediazione sia per chi voglia fare della mediazione civile e commerciale la propria attività.

Vincenzo Scotti